Le Opere
Nato nel 1961 ad Asola, in provincia di Mantova, Stefano Arienti si trasferisce a Milano all’inizio degli anni Ottanta per intraprendere gli studi universitari in agraria, una disciplina costituita da un complesso di scienze (le scienze agrarie), tra cui la zoologia e la botanica, basate sulla selezione e classificazione: due operazioni funzionali a unire in gruppi le piante e gli animali secondo le loro somiglianze, o meglio, secondo il loro supposto grado di parentela e familiarità. Non è dunque un caso che la pratica artistica di Arienti produca non opere singole, ma cicli tipologici (“famiglie” o “popolazioni”) di opere attraverso una selezione di oggetti, immagini e metodi tecnici per intervenirvi.
Sulla colonna di sinistra, sono catalogati i 39 cicli tipologici di opere concepiti dall’artista dal suo esordio fino a oggi.
Non è tuttavia possibile comprendere il lavoro di Arienti senza comprendere il significato delle due principali tecniche (il disegno e la fotografia) su cui si basa la sua pratica, le quali altrettanto derivano dalla sua formazione scientifica in agraria. “L’idea di selezionare immagini e trovare una soluzione tecnica interessante per inquadrarle è un’abitudine che ho maturato vedendo le immagini pubblicate nei libri illustrati di divulgazione scientifica”, rivela l’artista, sottolineando come nelle scienze, ma anche nell’archeologia e nell’architettura, lo studio dell’oggetto preso in analisi sia strettamente legato alla sua rappresentazione fotografica e al contempo grafica. Da qui deriva l’importanza e la ricorrenza del disegno e della fotografia all’interno della produzione di Arienti.
Se nei volumi scientifici di agraria la fotografia è la base per poi analizzare il soggetto fotografato disegnandolo, così succede nell’intero lavoro di Arienti: la fotografia fornisce all’artista il repertorio di immagini da indagare, ma non è mai soggetto di indagine in sé, mentre è il disegno la tecnica da sperimentare, inventando di volta in volta differenti modalità per praticarlo su diversi materiali. Di conseguenza è possibile ricostruire il percorso di Arienti associando opere ai differenti modi di disegnare, mentre è opportuno approfondire il valore documentario e concettuale della fotografia per capirne la rilevanza ontologica, come matrice inconscia dell’operato dell’artista.

