Scritti 2020-2029

Scritti 2020-2029

Ho lavorato a cinque chiese cattoliche su committenza. Considero questi miei lavori opere di arte pubblica, perché tutti vi possono accedere. Questo tipo di committenza legata ai luoghi sacri, di culto mi porta in contesti in cui la mia identità di artista non è conosciuta. In questi casi so bene che non sto lavorando solo per me stesso, come avviene quando sono in studio, né per un pubblico che mi conosce o che comunque ha familiarità con il mondo dell’arte. Se faccio qualcosa che tocca la sensibilità di un credente ho raggiunto il mio obiettivo. La sensibilità che esprime una chiesa medievale è diversa da quella che si riscontra in una chiesa rinascimentale o barocca. Il mondo dei simboli è ogni volta elaborato con linguaggi diversi, che esprimono una diversa sensibilità. Non mi fermo sul presente, cerco di lasciare un segno che possa essere interpretato positivamente anche in futuro. Questi miei interventi non devono soddisfare me, ma devono avere vita propria in uno spazio pubblico di condivisione e, dove chiunque possa interpretarli. Non sono cattolico, mi considero un ateo. Non mi riconosco in nessuna confessione e nello stesso tempo le rispetto tutte. Ovviamente conosco la simbologia cristiana che cerco di mettere in sintonia con una sensibilità contemporanea. Non penso che i simboli vadano usati in maniera diretta, né penso sia importante che le persone li riconoscano. Lo è invece porre le basi per una nuova simbologia. Le chiese sono frequentate anche da praticanti non credenti, così come ci sono credenti non praticanti che non frequentano le chiese. L’umanità è complessa. Mi rapporto alle religioni tradizionali per definire la mia religione personale. Le religioni si evolvono e un giorno la mia religiosità sarà più facile da riconoscere.

S. Arienti, in D. Paparoni, Il mondo può diventare arte con le lenti della trascendenza, in “Domani”, lunedì 7 marzo 2022, p. 14.