
Cataloghi di mostre collettive 1980-1989
Cataloghi di mostre collettive 1980-1989
D. Azzalin, in Naturalmente; mostra – festa – incontro di artisti, catalogo della mostra (Moncalvo, 27 ottobre – 10 novembre 1985), a cura di M. Gandini, Città di Moncalvo, Moncalvo 1985, s.p.
[…] L’artista moderno viene forzato a costruirsi una logica che esclude ogni riferimento artistico, se non sul sentimentale pianto delle proprie lacrime, sulla paura della propria senescenza. La verità scientifica, la verità intellettuale, la verità sociale tendono a ridurre entro spazi folklorici e riserve passionali la pretesa di credere nell’arte. Altrimenti bisogna scegliere la strada ribelle di una minoranza conoscitiva, stravagante e ostinata che, dell’opposizione all’evidenza della logica corrente fa un riconosciuto emblema alla violenza di prevaricazione, a nuove forme di sfruttamento economico e morale nei progetti di liberazione politica; così come la pesantezza dell’obbligo di credere che non si può più credere nell’Arte.
An., in Kaos, dall’alfa all’omega, catalogo della mostra (Malo, 27 ottobre – 13 dicembre 1985), a cura di G. Terribile, Tipografia meridionale, Cassano delle Murge, 1986, p. 103.
E’ anche l’arte, che oggi non deve e non può più misurarsi soltanto con sé stessa, col proprio territorio chiuso, fatto di storia delle immagini e di analisi di un linguaggio per così dire “alto”, pena l’emarginazione definitiva dal contesto sociale e culturale.
M. Garberi, in Il Cangiante; Padiglione d’Arte Contemporanea Milano, catalogo della mostra (Milano, 4 dicembre 1986 – 25 gennaio 1987), a cura di C. Levi, Nuova Prearo Editore, Milano, 1986, p. 11.
E. Crispolti, in Rapido fine, catalogo della mostra (Ferrara, 18 maggio – 30 giugno 1986), a cura di A. Grazzi, Grafis Edizioni, Casalecchio di Reno, 1986, p. 10.
D. Azzalin, in Naturalmente, mostra festa e incontro di artisti, catalogo della mostra (Moncalvo, 19 ottobre – 9 novembre 1986), a cura di M. Gandini, Città di Moncalvo, Moncalvo 1986, s.p.
Il nuovo concettualismo, di cui facevo menzione in precedenza, non conosce unitarietà di tecnica e forse nemmeno di intenti. La sua progettualità si estende tra coordinate di esecuzione talora antitetiche. Il gioco ironico della citazione e dell’eterno rimando, in grado comunque di ricondurre il senso ultimo al “qui ed ora”, può avvalersi indifferentemente della pittura o dell’installazione, non di rado miscelando il tutto in una costruzione monolitica nell’intento, ma variegata nelle chiavi di lettura. Vetrugno, Pusole, Zanichelli, Golba, Sacchi, Garbelli Cavenago, Aschieri, Rinaldi, Mazzucconi, Della Vedova, Arienti, Porcelli, Pavone, Crosa, Campi vanno registrati in quest’ambito. La freddezza dell’assunto è contraddetta dal calore dei toni, ad impedire interpretazioni univoche e categoriche.
E. Di Mauro, in Ge. Mi. To.! L’ultima generazione artistica del triangolo industriale, catalogo della mostra (Torino, 6-28 marzo 1987), cura di Enzo Cirone ed Edoardo di Mauro, Fabbri Editore, Milano, 1987, p. 10.
Passando ora a Stefano Arienti l’arte con cui dall’Occidente sfiora l’oriente, perché ci fornisce opere di carta pieghettata da cui nascono forme di oggetti, di alberi, di nulla e dal nulla come dalle mani abili di un prestigiatore che pieghettando in mille frammenti un fazzoletto ne tira fuori una colomba, un’apparizione visionaria dettata da una logica di tipo matematico che rende l’organico simulacro dell’inorganico. Infatti la sua è un’arte che si basa su una logica del raddoppiarsi e del contraddire questa vocazione speculare tramite l’esito di una finalità formale unitaria, dove i fogli figurati della carta stampata perdono la loro funzione informazionale a favore di una composizione riflesso del mondo delle idee.
G. Di Pietrantonio, in Cuor di Pesca: manifestazione promozionale per la peschicoltura delle Valli Curone e Grue, catalogo della mostra (Viguzzolo, 25-26 luglio 1987), a cura di G. Di Pietrantonio e Loredana Parmesani, Ente di sviluppo agricolo del Piemonte, Torino, 1987, pp. 10-11.
Il tempo è denaro. Scorre e produce interessi. Ma il tempo è anche arte. Scorre e produce scuole, artisti, opere. Tutti necessariamente nuovi? Tutti pagati in contanti (e anticipatamente) dalla zecca del futuro? Non c’è un po’ di calcolo, non c’è un po’ di usura in questo slancio che ci spinge a consumare oggi l’arte di domani?
S. Vertone, in Il colore dei miracoli, catalogo della mostra (Castello di Volpaia, 12-27 settembre 1987), Grafiche Stianti, San Casciano Val di Pesa, 1987, p. 9.
Nessun metodo sistematico, Fonticoli, Sacchetto, Arienti, Zanichelli, Sozzi, Da Deppo, Vetrugno, Lampo, Perrone, Santolo, Albanese, l’immagine svanita che lascia le impronte, l’alone di sé come nella nascita di una visione, di un procedere teorico e visionario, nell’esperimento e nelle mitologie di un tracciato unico ed esistenziale, nessuna ansietà, nella nuova dimensione il non rappresentabile si fa visibile, il tempo è eliminato, ciò che è presente è la dimensione di un segreto, di un rimosso.
F. Alfano Miglietti, in 50-80 Alta tensione, catalogo della mostra (Alba, 1-31 maggio 1987), Progetto Arte, Alba, 1987, s.p.
Martegani si è affiancato un collaboratore per eseguire la sua scultura: Stefano Arienti. Hanno impastato argilla e creato una statua impressionista silvestre. Accanto alla statua un vero canestro realista. Situato in una sala graziosa, di passaggio, il gruppo scultoreo diventa un’installazione ambientale che non avrebbe altra ragione di esistere se non nel luogo medesimo dove è stata generata.
V. V. Gioia, in Palestra, catalogo della mostra (Castello di Rivara, 24 settembre – 15 novembre 1988), arti grafiche Giacone, Chieri, p. 19.
Diamo un senso alla vita sembrano dire questi artisti, all’avvenire che è il 1985. […] Questo è anche l’anno della Brown Boveri, la fabbrica milanese abbandonata dal secondo dopoguerra e che dall’autunno alla primavera rivive dell’intervento di una quarantina di artisti e che Giulio Ciavoliello racconta così su Flash Art n. 128: “…è senz’altro utile considerare come in una condizione di vita che si ritiene caratterizzata da standardizzazione e dai consumi culturali passivi, molti giovani siano stati capaci di mostrare dei validi esempi di autodeterminazione poetica…”, tra questi: Stefano Arienti, Umberto Cavenago, […] che, insieme ad altri sono registrati in una fanzine-catalogo promossa da Giò Marconi.
G. Di Pietrantonio e L. Parmesani, Da zero all’infinito, Fattoria Editrice Radda in Chianti, Radda, 1988, p. 5; testo pubblicato in un allegato a “il Cielo e i dintorni”, Fattoria Editrice Radda Chianti, Radda, 1988, p. 5.
D’aquest artiste, ja en son un record inoblidable, la coloracio amb pastel de les floridures a la Brown Boveri, les bossetes de plàstc esmicoladca i estirades en forma d’algues, les barquetes com a gorres de paleta, de paper retocat amb pastel, els llibres que esclaten en obrir les seves pàgines. Aixi com Giulio Paolini donava forma als principis, Stefano Arienti, amb no menys rigor, confereix estatut a les coses efimeres.
C. Levi, in Spunti di giovane arte italiana, una selecció de Corrado Levi, catalogo della mostra (Palma, luglio – agosto 1988), Ajuntament de Palma, Palma, 1988, p. 23.
Stefano Arienti believes that one can use anything to make art. For his part, he has chosen primarily to work with comics, train schedules, other types of bound books, as well as posters. Unlike Dada artist Marcel Duchamp earlier in this century, whose “readymades” marked the elevation of the unaltered everyday object to the status of art, Arienti tranforms his found objects, making them more artistic looking. Books and posters become hats, snakes, fluted columns, spiralling towers, and a host of other abstract shapes. For his installation here, Arienti chose to obtain materials available in Los Angeles in order to fabricate new sculptures. Arienti’s approach stands somewhere between the craft of the artisan and the avant-garde intentions of the conceptual artist. His sculptures are at once banal and sophisticated. His technique is a careful, methodical process of folding that magically metamorphosizes a static, condensed, closed mass into a dynamic, delicate, fan-like form, revealing colors and images previously hidden by the cover. He deliberately uses materials tied to tour contemporary culture and prefers paper that is dense with images, offering rich visual stimuli and allowing for maximum ambiguity. While these common object and playful manipulations evoke a sense of the familiar, even nostalgic, he also destroys as he transforms. In constructing his sculptures from books, their function of communication is denied; they are rendered obsolete, implying the death of the written word. But Arienti does not profess a dep philosophical or didactic intent for his work. Possessing an unassuming personality that parallels the humility of the object he selects, he has said “I make art just as I might do something else.
An., East meets West, catalogo della mostra (Los Angeles, 10-11 dicembre 1988), a cura di Lynn Gumpert e Mary Jane Jacob, ART LA88 British Airways, Los Angeles, 1988, s.p.
Se varietà degli stili e pluralità dei linguaggi identificano lo stato dell’artisticità contemporanea, quello che va mutando sta propriamente in questo affinarsi e definirsi dei linguaggi in uno stile inteso come cifra di conoscenza e di riconoscibilità del e nel proprio lavoro. Gi artisti di ultima generazione guardano infatti all’arte come ad una forma di sapere che, pur nella sua stravaganza può rivelarsi fondante se sostenuto da una chiara intenzionalità: del resto è a partire da questo carattere fondante che la critica può smettere di essere giudizio a posteriore per farsi metodica dell’arte.
E. Cirone, Una nuova economia dell’immaginario, in Ge.Mi.To. l’ultima generazione artistica del triangolo industriale, catalogo della mostra, (Loggia della Mercanzia, Genova, 16 aprile – 11 maggio 1988), a cura di E. Di Mauro, M. G. Torre, E. Cirone, Fabbri Editori, Milano, 1988, pp. 5-7.
Ma le opere di questi artisti nascono anche da un distacco di tempo, di eventi, di pensiero. Nascono in un momento di dubbio sull’efficacia della svolta yuppy, in un momento di economia sbalordita dalla precarietà della borsa “telematica” e dalla deregulation selvaggia, in un momento di una scienza senza fiato dinanzi all’AIDS e nel vuoto esistenziale (che segue la festa) conseguente all’assenza di valori progettuali.
C. Christov-Bakargiev, in Davvero, Ragioni pratiche dell’arte, a cura di C. Christov-Bakargiev, G. Di Pietrantonio e A. Vettese, catalogo della mostra (L’Osservatorio, Milano, novembre-dicembre, 1988), a cura di C. Christov-Bakargiev, G. Di Pietrantonio e A. Vettese, L’Osservatorio, Milano, 1988, s.p.
I suggest, I hope, these artists will develop even further into something more substantial and all the observers of the art scene could do worse than to keep their eyes trained in this direction.
N. Rosenthal, in Examples new italian art, a cura di A. Iannacci, C. Levi, N. Rosenthal, catalogo della mostra (Londra, 12 aprile – 14 maggio 1989), a cura di A. Iannacci, C. Levi, N. Rosenthal, Riverside Studios, Londra, 1989, pp. 15-16.
Nei lavori presentati in questa mostra, non troviamo il neo-espressionismo perché gli artisti non sono interessati neppure al valore espressivo della materia né a quello emozionale del segno pittorico, della traccia, del colore. Essi si preoccupano (quasi) unicamente di rendere visibili dei processi di formazione (forme attive, le buone forme, come diceva Paul Klee) che, a partire dall’interiorità dell’opera arrivano a implicare lo spazio in un percorso di ordine concettuale. In questi lavori ritroviamo dunque, piuttosto il Minimalismo, o l’Arte Povera, nella sua accezione più mentale (Boetti, Fabro), benché in rapporto a questi precedenti i giovani artisti giochino il gioco della trasgressione. [..] Stefano Arienti fonda la sua attività su un gesto elementare, quello necessario per piegare, una dopo l’altra, le pagine di un libro o di un giornalino con cui l’artista realizza le sue sculture in carta (dei veri ready-made rettificati) oppure per riempire di piccoli buchi i contorni di immagini preesistenti. Ciò implica l’idea del non vissuto, ma del consumo di tempo, sufficiente per attentare ad ogni prima della “creazione” artistica. Un gesto iterativo e quasi rituale rimpiazza l’eroismo dei gesti fondatori di cui è costellata la storia delle avanguardie.
G. Verzotti, Certains. Brevi note sulla nuova arte italiana, in Io non credea giammai, catalogo della mostra (Fecamp, 29 aprile – 14 maggio 1989), a cura di G. Verzotti, Milano, 1989, s.p.
L’enjeu est d’importance puisqu’il s’agit d’inventer – et inventer, comme comprendre, se dèdouble en crèation et en dècouverte. La pacification de Narcisse d’Alexandre Gherban, les preoccupations “more geometrico” de Meg Webster, la stratégie d’attente et doubli de Stefano Arienti, construisent à proprement parler de nouveaux modes d’appréhension et d’intellction du réel, de ce Réel qui est a priori un défi illimité et par rapport auquel béton, velours et praires se confondent.
V. Costa, Les Grâces de la nature, in Sixièmes Ateliers Internationaux des pays de la loire, Les Grâces de la nature, catalogo della mostra (FRAC des Pays de la Loire, Carquefou, 21 ottobre – 17 dicembre 1989), Chiffoleau, Nantes, 1989, pp-23-25.
Stefano Arienti travaille avec la “matière imprimèe” – pages de livres ou de journeaux, pliées, disposées au sol-. Pour les Ateliers il a choisi de retranscrire deux recueils de dessins de Michel-Ange sur des brisques crues posées à plat: chaque “page” est formée de six briques. Sur lesquelles est pose le dessin don’t il retrace les linéaments en les perçant de trous, selon la méthode du “poncif”.
V. Costa, Stefano Arienti, in Sixièmes Ateliers Internationaux des pays de la loire, Les Grâces de la nature, catalogo della mostra (FRAC des Pays de la Loire, Carquefou, 21 ottobre – 17 dicembre 1989), Chiffoleau, Nantes, 1989, p.26.
Più che una mostra, Arte contemporanea per un museo si propone come un momento di riflessione, che serva in qualche modo da introduzione alle vicende acquisitive delle Civiche Raccolte d’Arte di Milano, nell’ultimo decennio, in materia d’arte contemporanea. […] La mostra delle acquisizioni non è dunque una mostra storica o didattica sull’arte contemporanea, sia pure degli ultimi decenni, ma un modo di far conoscere al pubblico del museo, a cui è destinata, ciò che il museo stesso – non importa se ancora in fieri – ha compiuto per sopperire alle lacune preesistenti, per dar conto o segnalazione del panorama contemporaneo nelle sue voci emergenti e nelle sue voci più giovani.
M. Garberi, in Arte contemporanea per un museo: 10 anni di acquisizioni delle raccolte d’arte di Milano, catalogo della mostra (Civiche Raccolte d’Arte, Milano, 23 giugno – 4 settembre 1989), Mazzotta, Milano, 1989, pp. 9-14.
