
Testi generali 1980-1989
Testi generali 1980-1989
La solitudine del navigatore, dell’artista, di chi traccia, insegue, inventa la rotta, non la solidarietà, accenna all’inquieto, all’instabile della forma. Questo discreto non è altro che la “scrittura” quale forma che può approdare alla parola, allo stile. Approda e sosta; parte, frazionando il discorso, per una metà, un meta, che ha il proprio nell’inarrivabile.
A. Cappi, Un gesto che non isola, in Traviata a cura di A. Grazzi, A. Chiavelli e M. Cuoghi, Campanotto Editore, Udine, 1988, pp. 9-12.
Stefano Arienti piega, buca, incolla. Con un gesto continuamente iterato afferma la sua presenza sui fascicoli di Topolino, sui suoi libri di chimica, sui manifesti kitsch che promettono paradisi lontani, sui frammenti di un puzzle, su vecchi libri di grafica rinascimentale e manieristica, sulla creta grigiastra e sull’argilla rossa dei mattoni. La manipolazione che a poco a poco determina la struttura generale dell’opera, sia essa una delle prime turbine di carta oppure uno degli ultimi interventi sui mattoni freschi, avviene nel senso dell’ossessività e in un susseguirsi di atti minimi ordinati da un’unica impostazione, “un metodo scelto arbitrariamente all’inizio del lavoro, a cui poi cerco di attenermi con rigore”; le mani lo seguono fedelmente anche se “con la stessa sicurezza incosciente con cui si cammina”, con la meccanicità tipica dei processi fisiologici; e come avviene in natura, l’automatismo si riverbera in un andamento ritmico del movimento generatore e della forma generata, nonché in piccoli scarti inconsapevoli come mutazioni genetiche. L’empiria, il contatto fisico con il materiale e col mezzo sono elementi irrinunciabili al compimento, come del resto il tempo di esecuzione che si dipana in giorni e giorni di lavoro: “quasi una terapia”. Al variare del supporto, che negli anni si è andato esautorando da un’iniziale leggerezza per accogliere maggiore spessore sia materico sia simbolico, la struttura dell’intervento non varia: il principio che muove i microtraumi subiti dal materiale è sempre quello di una scelta di luogo. Piegherò le pagine del volume seguendo questa diagonale; qui bucherò la creta, su questo punto suggeritomi da un disegno. Ogni gesto e ogni segno che ne consegue è come un atto assertivo, una dichiarazione di presenza individuale in mezzo a un campo di assenza.
A. Vettese, Punti di vista, Giò Marconi, Milano, 1989, p. 15.
