
Cataloghi di mostre personali 1980-1989
Cataloghi di mostre personali 1980-1989
Stefano Arienti piega, buca, incolla. Con un gesto continuamente iterato afferma la sua presenza sui fascicoli di Topolino, sui suoi libri di chimica, su manifesti kitsch che promettono paradisi lontani, sui frammenti di un puzzle, su vecchi libri di grafica rinascimentale e manieristica, sulla creta grigiastra e sull’argilla rossa dei mattoni.
La manipolazione che a poco a poco determina la struttura generale dell’opera, sia essa una delle prime turbine di carta oppure uno degli ultimi interventi sui mattoni freschi, avviene nel segno dell’ossessività e in un susseguirsi di atti minimi ordinati da un’unica impostazione, “un metodo scelto arbitrariamente all’inizio del lavoro, a cui poi cerco di attenermi con rigore”; le mani lo seguono fedelmente anche se “con la stessa sicurezza incosciente con cui si cammina”, con la meccanicità tipica dei processi fisiologici; e come avviene in natura, l’automatismo si riverbera in un andamento ritmico del movimento generatore e della forma generata, nonché in piccoli scarti inconsapevoli come mutazioni genetiche.
Il lavoro di Arienti negli anni Ottanta si distingue per una ricerca costante sulla ripetizione e la trasformazione dei materiali più comuni. Attraverso gesti semplici e apparentemente banali, come piegare o incollare, l’artista riesce a restituire nuova vitalità e significato a oggetti quotidiani, invitando lo spettatore a riconsiderare la familiarità del visibile. Questo approccio, quasi meditativo, riflette una tensione tra controllo e abbandono, tra intenzione e casualità.
A. Vettese, in Punti di vista, catalogo della mostra (Galleria Gio Marconi, Milano, 21 settembre 1989), Galleria Gio Marconi, Milano, 1989, p. 15
