Cataloghi di mostre personali 2020-2029

Cataloghi di mostre personali 2020-2029

Via via, nel corso del tempo Arienti ha sperimentato decine di modalità diverse per interfacciarsi con le immagini, senza tralasciare quelli che sono diventati un po’ la sua sigla stilistica, i manifesti ritoccati con pongo, riproduzioni di opere perlopiù impressioniste su cui interviene rinvigorendone i tocchi di colore con grumi di plastilina di tinte accesissime. Insomma da una parte il suo lavoro è tutto intriso di cultura postmoderna, nasce dalla consapevolezza che di immagini ce ne sono così tante che non vale la pena inventarne di nuove, ma è meglio semmai utilizzare quelle già esistenti, riciclandole. Ma dall’altra le immagini non sono da trattare con deferenza assoluta, non sono simboli di una connessione superiore, bensì semplici elementi della comune realtà con cui si può avere un rapporto quotidiano.

[…] Stefano Arienti invece, forse in modo più silenzioso, aveva intrapreso la strada che seguirà poi fino ad oggi: lavorare con immagini alla seconda, utilizzarle in modo strumentale più che sostanziale, farle diventare oggetti della sua ricerca in quanto tali, più che veicoli di senso per ciò che mostrano. Le immagini ci sono ancora, sono protagoniste assolute, ma il loro scopo è cambiato. Esse non sono lì per rappresentare il mondo esterno, e nemmeno per esemplificare le tensioni interne dell’artista.

Sono piuttosto strumenti su cui esercitare delle prove, testare la loro resistenza, la capacità di veicolare significati diversi rispetto al loro primo apparire.

[…] La reiterazione dei segni, l’aspirazione decorativa, l’arte come gioco, il ricalco come strumento di appropriazione, sono alcune delle connotazioni che rivelano le valenze psicoanalitiche del suo lavoro, presupponendo un grado di ritorno all’infanzia, il ritrovamento di una stagione senza drammi né traumi attraverso la quale liberare il principio di piacere. Ecco, forse in questo aspetto, la ripetitività dei gesti come protezione dai traumi, come sutura delle ferite, sta una parte del significato del lavoro di Arienti. Il quale, se da un lato si tiene lontano dalla dimensione politica e civile, dall’altro aspira, senza moralismo, a un esercizio educativo diffuso, presentando una visione, forse utopistica, di una società in cui tutti possano agire giocando, essere artisti, o almeno portatori di una visione personale del mondo. Senza manie di protagonismo, senza sgomitare per emergere, Arienti si classifica così non solo come un apripista, ma anche come uno degli artisti italiani più complessi e profondi della stagione che ha preso corpo negli anni Novanta.

Credo che San Marino sia uno dei luoghi più giusti in cui Stefano Arienti possa presentare il proprio lavoro. Un luogo piccolo. ma eletto, caratterizzato da una lunga, unica storia. Il confronto con la storia è infatti un aspetto ricorrente del suo percorso, sia che si tratti della storia dell’arte, con i cui grandi da sempre ha provato a confrontarsi, sia che si tratti della storia generale, tanto che ad una mostra in spazi importanti dell’arte contemporanea – musei o gallerie – egli preferisce luoghi antichi come chiese o palazzi. Uno dei caratteri più tipici dell’artista sta proprio nella volontà di ricondurre il proprio lavoro ad essere una fibra, magari piccola,

infinitesimale, di un tessuto culturale prodotto nel corso dei secoli. Così, in questa terra ricca di passato, il lavoro di Arienti può aprire dialoghi in molte direzioni. Si insinua sottilmente nei pertugi della storia compiendo una sorta di occupazione discreta, nient’affatto sguaiata. Ovviamente i lavori site specific che l’artista realizza sono il frutto della sua lunga esperienza, dei metodi che ha sviluppato nel corso del tempo, ma stimolati dall’incontro con i luoghi e le persone, dalle visite che ha compiuto sul Titano in questi mesi. La vista dall’alto deve essere stato uno degli aspetti che più l’ha stimolato. Lo sguardo a volo d’uccello che gli hanno offerto i picchi del Titano lo ha spinto a osservare il mondo da una prospettiva diversa, così come poco più a sud, nel Montefeltro, a suo tempo era accaduto a Piero o, poco dopo, in Toscana, a Leonardo, che consacrerà la prospettiva aerea e la visione atmosferica a stile universale, a interpretazione del mondo dominante di tutta la cultura visiva europea. Il titolo che Arienti ha voluto dare all’intero progetto, Altana, sintetizza bene questo concetto. Così, nella Galleria Nazionale egli espone cinque grandi immagini, disegni realizzati con smalti metallici su teli antipolvere intitolati Viste.

La tecnica, tipica dell’uso costante dell’artista di adottare materiali quotidiani, banali, come sono in questo caso i teli di plastica intrecciata che vengono usati per ricoprire i ponteggi ed evitare la caduta di polveri nelle strade, data ormai da lungo tempo nel percorso di Arienti, che qualche anno fa alla Galleria Civica di Modena intitolò addirittura ad essa un’intera mostra (Antipolvere, 2017).

[…] La grande forza dell’arte, quella vera, è la sua capacità di intravvedere le prospettive del mondo. Il suo, nei casi migliori, è un potere visionario, potremmo dire profetico, giacché non deve spiegare in modo logico i propri passi, ma lo può fare con metodi allusivi, compiendo salti e voli pindarici. Semmai siamo noi che fatichiamo a capirlo, soprattutto negli anni recenti quando il primo valore dell’arte sembra solo insito nella sua quotazione economica. Ma la visione che Stefano Arienti porta avanti in questo progetto, nata già dai suoi primi sopralluoghi nella Repubblica, ben prima che la guerra in Ucraina riportasse con forza l’attenzione su quel bene comune che è l’Europa, sembra proprio un richiamo al riconoscersi comunità. Così, osservando il mondo dalle alture di San Marino, tra i messaggi di incertezza che oggi inevitabilmente si spargono, si intravvede anche una speranza. Lo sguardo sul mondo che cambia, qui, dall’altezza del Titano, si spinge in lontananza. Lo spazio e il tempo si allargano, collocandosi nella dimensione ampia della storia umana, dove le incertezze e i conflitti del momento sono riassorbiti in un percorso di stabilità e di pace. E questo mi piace immaginare sia il messaggio che Stefano Arienti vuole lanciare da questa “altana d’Europa”.

F. Cavallucci, Di lato, dall’alto, in Altana, catalogo della mostra (Galleria Nazionale, Antiche Cisterne del Palazzo Pubblico, Ex Galleria Ferroviaria Il Montale, Claudio Poleschi, Arte Contemporanea, Repubblica di San Marino, 18 settembre 2022 – 31 gennaio 2023), a cura di Fabio Cavallucci, Cambi Editore, Poggibonsi, 2022, pp. 11-15.